Rivalutare le città con il recupero di vecchie strutture industriali

In molte città europee il fenomeno del recupero delle vecchie zone industriali è sempre più diffuso. Strutture un tempo occupate da piccole fabbriche, manifatture, officine, vengono trasformate loft, appartamenti, uffici, laboratori. A Copenhagen, nella vecchia zona portuale, uno di questi edifici è diventato una moderna scuola di musica con sala per i concerti.

Siamo a Copenhagen, nella zona di Islands Brygge, un tempo occupata dal distretto portuale. Era l’inizio del 2006, quando il Mogens Dahl Institute for Classical and Contemporary Music, Choir and Conducting si è trasferito, a seguito di un’opportuna ristrutturazione, nello spazio che un tempo era occupato da un’officina meccanica. Le sue stanze ampie e luminose, ma anche molto intime e accoglienti, sono il risultato di un progetto di recupero conservativo condotto dagli architetti Frank Maali e Gemma Lalanda. Come molte altre città d’Europa, Copenhagen ha rivalutato la vecchia zona del porto. Islands Brygge, a est della città, è diventato uno dei punti focali della nuova architettura danese. Tutto ciò a seguito di una trasformazione sociale avvenuta nella zona: i lavoratori che un tempo occupavano gli edifici residenziali della fine del XIX secolo hanno lasciato il posto a giovani, a creativi e a persone agiate, mentre una fervida attività di recupero edilizio ha ridato vita alle vecchie strutture industriali. Alcuni magazzini sono stati convertiti in loft, un’ex fabbrica di matite accoglie oggi uno studio fotografico e una palestra. Quella che un tempo era una caserma ospita gli uffici della Deloitte. Gli Edifici Gemelli, due silos trasformati in appartamenti di lusso, sono diventati uno dei simboli di questo processo di ricostruzione.
Snorresgade, uno dei distretti di Islands Brygge, ha conservato il suo originale carattere caotico. Di fronte alla vecchia chiesa è sorta una scuola materna, proprio a fianco al palazzo di una compagnia di spedizioni. Alla fine della strada c’è una fila di casette di legno dove si noleggiano carrozze con cavalli. Nel mezzo di questa coloratissima comunità di edifici sorge l’area del civico 22, costruita all’inizo del XX secolo. L’edificio principale all’interno del cortile ospitava in origine una tipografia, mentre sul lato opposto vi è un annesso con l’ex appartamento del portiere e alcuni depositi. Questa parte fu utilizzata come officina meccanica per molti decenni. Oggi l’azienda Vipp e la Mogens Dahl Koncertsal occupano rispettivamente l’ex tipografia e gli annessi, recentemente ristrutturati. Vipp è una famosa azienda che produce accessori da bagno e cestini gettacarte di design molto conosciuti in Danimarca.

Un restauro conservativo che conserva il valore storico dell'immobile

Il Mogens Dahl Institute è una scuola di canto, pianoforte e conduzione, oltre che una sala concerti. Attraversata una parete vetrata, i visitatori arrivano nel foyer del Mogens Dahl institute, uno spazio con pavimento in pietra e pareti di mattoni. Sulla sinistra si trovano un guardaroba a vista e una hall, dotata di bar e utilizzata per piccole performance musicali e come reception. Sul lato destro del foyer c’è la sala principale con la galleria che serve per accogliere gli spettatori dei concerti. L’obiettivo dell’architetto Frank Maali era quello di recuperarla, lasciando a vista le travi in acciaio a ricordo dell’era industriale. Si tratta di una sala multifunzionale a doppia altezza, al cui interno si svolgono lezioni di canto, prove e concerti. Per questo viene riorganizzata ferquentemente e non prevede posti a sedere fissi. La stanza è molto raccolta: l’intimità tra pubblico e artisti è fondamentale secondo Dahl. Normalmente il pubblico nelle sale da concerto rimane seduto a una certa distanza dai musicisti. Qui al contrario gli spettatori possono apprezzare tutti i dettagli: sentire il profumo del legno degli strumenti, il fruscio degli spartiti. Allo stesso modo i musicisti possono percepire gli stati d’animo del pubblico. Ad eccezione del foyer con l’enorme scala in acciaio, le stanze del Dahl Institute sono quasi completamente bianche. Le pareti in mattoni, le travi in legno del tetto e le travi in acciaio della galleria sono state ridipinte. Anche le tavole di legno del pavimento sono state trattate con una vernice bianca. Solo la sottile cornice d’acciaio delle finestre e delle porte affacciate sul cortile sono in contrasto con il monocromatico bianco degli interni. Prima di realizzare il progetto, l’immobile è stato completamente svuotato e gradualmente gli elementi di valore storico sono stati riportati alla luce e adattati agli standard moderni: all’originale e suggestivo tetto in legno, ad esempio, è stato applicato il necessario isolamento.
Gli studi in merito al comportamento acustico dell’edificio sono stati effettuati da un esperto in materia, il progettista Jan Voetmann. Dopo una serie di test, è stato deciso di installare dei pannelli acustici perforati su una delle pareti della sala principale.

L'importanza della luce all'interno del progetto

Prima di sviluppare il progetto Frank Maali e Gemma Lalanda hanno studiato anche l’illuminazione naturale dell’edificio.
Data la scarsa illuminazione proveniente dalle finestre in verticale, si è deciso di far entrare una maggiore quantità di luce dall’alto.
Così sono state installate quattro torrette sulla copertura, ciascuna a supporto di altrettante finestre per tetti, inclinate in due diverse direzioni, per far entrare quanta più luce possibile. Verso mezzogiorno, quando il sole raggiunge il punto più alto, la sala principale risulta piena di una luce morbida, ma intensa. L’effetto complessivo è un delicato alternarsi di luci e ombre.
L’annesso in cui sorgeva il vecchio appartamento del portiere è stato recuperato con una doppia funzione. Al piano terra si trovano gli uffici amministrativi, mentre il piano superiore viene utilizzato come appartamento per gli ospiti, meeting room o zona relax per i musicisti.
Inizialmente la luce all’interno dell’appartamento era molto debole e proveniva dalle finestre affacciate sulla strada. Poi sono state aggiunte una dozzina di finestre per tetti, più ampie sul lato nord e più piccole su quello sud.
Frank Maali non si stanca mai di sottolineare l’importanza della luce all’interno del progetto. Secondo il progettista, una corretta illuminazione naturale è fondamentale. L’installazione di finestre per tetti e vetrate ha permesso di portare la luce in profondità nelle stanze, rendendo l’ambiente piacevole durante le lezioni e i concerti.

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