Un nuovo capitolo nell'ambito dell'architettura di montagna

Il rifugio Monte Rosa Hut, capace di ospitare fino 120 persone, è stato progettato per essere autosufficiente al 90% a livello energetico. E’ dotato di una serie di tecnologie per il trattamento delle acque sporche e di sistemi per lo sfruttamento e l’accumulo dell’energia solare: un impianto fotovoltaico, un impianto solare termico e un sistema di accumulatori.

Il moderno rifugio Monte Rosa Hut è uno dei progetti iniziati in occasione del 150° anniversario della ETH di Zurigo. L’idea era quella di realizzare qualcosa di durevole e innovativo per il centocinquantenario della scuola. Dozzine di ricercatori dell’ETH di Zurigo, del SAC, del college di Lucerna e dell’EMPA (Istituto Nazionale Svizzero per la Ricerca nel campo dei Materiali) hanno studiato con attenzione i consumi energetici, analizzato il funzionamento, valutato i metodi costruttivi, la forma della facciata e il modo più ecologico per trasportare i materiali e isolare il cantiere a 2883 metri di altezza. L’ambizioso progetto prevedeva la realizzazione di un rifugio sostenibile a livello energetico, un nuovo capitolo nell’ambito dell’architettura di montagna. Durante l’inverno 2003/2004 Andrea Deplazes dell’ETH di Zurigo, in collaborazione con un gruppo di studenti, individuò un possibile design per il rifugio del SAC. L’idea venne poi tradotta in un vero e proprio progetto con il supporto di professori, tecnici ed esperti del SAC, che garantirono che il nuovo rifugio fosse costruito sulle esigenze dei futuri utenti e ricordarono agli architetti alcuni dettagli pratici importanti.
Venne progettato un edificio su 5 piani con fondamenta in acciaio affondate nella roccia dotato di una copertura metallica esterna in alluminio con un’insolita forma poligonale che lo fa somigliare a un grosso pezzo di cristallo. Le stanze per gli ospiti contengono da 3 a 8 letti e possono ospitare fino a 120 persone, così come la sala da pranzo. Un’ampia finestra in facciata assicura la vista sul paesaggio circostante. Anche le scalinate che portano dal piano terra alla zona notte permettono ai visitatori di godere del panorama sulle montagne, grazie alle numerose aperture. Inoltre, la sala da pranzo è inondata di luce naturale. In contrasto con l’abbondante illuminazione della zona giorno, le finestre delle camere da letto sono invece piccole, a ricordare che si tratta di un rifugio. Le aperture sono distribuite sull’intera facciata, rendendo difficile la distinzione tra i diversi piani.
L’uso delle finestre per tetti in facciata è inusuale. In questo caso sono state utilizzate in quanto la fusione tra tetto e facciata ha dato origine a una serie di sezioni diagonali sulle quali sono state installate le finestre per tetti integrate nella copertura. Le finestre per tetti VELUX utilizzate per il rifugio sono state sottoposte a speciali test di resistenza al vento.

Un obiettivo ambizioso: autosufficienza energetica al 90%

Il nuovo rifugio è una costruzione energeticamente sostenibile. L’autosufficienza energetica al 90% include le docce calde, disponibili per gli ospiti su tutti i piani. Per il trattamento delle acque sporche, per l’illuminazione e per gli elettrodomestici viene utilizzata l’energia solare che proviene da un impianto fotovoltaico di 85 m2 posizionato sulla facciata a sud. L’energia in eccesso viene conservata attraverso accumulatori che garantiscono la continuità della fornitura, anche quando non c’è il sole. Per i casi in cui i clienti sono pochi o al contrario è necessaria una maggiore quantità di energia, è stato previsto anche un ulteriore impianto solare termico con 35 m2 di collettori. La ventilazione all’interno del rifugio è prodotta meccanicamente ma è anche prevista la possibilità di aprire manualmente le finestre. La gestione dell’energia ha un ruolo importante: non si tratta solo di ottimizzare l’uso dei singoli componenti, ma anche il loro funzionamento combinato, come in un sistema integrato. Dati come le previsioni del tempo o le previsioni sul numero di ospiti in arrivo vengono presi in considerazione e inseriti all’interno del sistema. Sistema che contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2 per il funzionamento dell’edificio di circa un terzo per notte per ogni utente. Il nuovo rifugio è anche una stazione di ricerca per gli studiosi dell’ETH nell’ambito dell’utilizzo efficiente delle risorse e dell’energia. In fase di progettazione si è pensato anche al futuro smaltimento dei materiali, quando il rifugio sarà in disuso. Sono stati scelti infatti materiali costruttivi riciclabili e facilmente smaltibili, che non emettono sostanze nocive per l’ambiente e si è concentrata l’attenzione su un uso efficiente dei materiali stessi. Anche per la manodopera sono state utilizzate logiche di sostenibilità ed efficienza. Calcoli computerizzati hanno reso possibile anche la stima del peso e delle misure dei diversi componenti, facilitando l’organizzazione dei trasporti dei materiali. Questo progetto così ambizioso ha un prezzo totale di circa 5,7 milioni di franchi svizzeri. Il SAC ha contribuito con circa 2,15 milioni, l’ETH di Zurigo con 3,55, che a sua volta ha ricevuto da numerose donazioni e sponsor provenienti dai settori più diversi. Il nuovo rifugio sarà a disposizione di appassionati di montagna e scalatori a partire dalla primavera 2010.

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