Chimney Pot park: nuova vita per le case di mattoni

Vicino a Manchester, un gruppo di vecchi edifici residenziali all’interno di un ex complesso industriale viene trasformato in un complesso di villette. L’aspetto tradizionale degli edifici viene mantenuto, ma all’interno vengono effettuate modifiche per migliorare il comfort.

Gli ultimi 20 anni sono stati un periodo di profondi cambiamenti per le città dell’Ighilterra del nord come Liverpool, Manchester, Leeds, Bradford, Sheffield, centri urbani che un tempo sono stati il cuore della rivoluzione industriale inglese.
A partire dagli anni ‘80 questi centri hanno attraversato un periodo di grave crisi economica e le industrie hanno subito una forte fase di declino. Vittime della globalizzazione, hanno sofferto la competizione dei paesi emergenti e visto la produzione spostarsi in altre parti del mondo.
Tutto ciò ha provocato l’abbandono di migliaia di edifici industriali, rimasti vuoti e decadenti. Negli ultimi 15 anni, grosse somme di denaro sono state investite in queste aree, soprattutto in forme di collaborazione con privati che hanno ridato un nuovo aspetto alle città fatiscenti.
Una delle aziende a cui si deve la rinascita di una di queste zone è Urban Splash che, in collaborazione con importanti studi di architettura, ha recuperato edifici industriali e residenziali, riconvertendoli in appartamenti e loft alla moda.
Le città inglesi del nord, oltre che da immobili industriali abbandonati, sono caratterizzate dalle lunghe file di case a schiera del XIX secolo, costruite con i mattoni rossi tipici della rivoluzione industriale. Case che un tempo erano le abitazioni degli operai e che ancora oggi rimangono un pilastro dell’edilizia residenziale inglese. La zona residenziale oggetto del restauro si trova poco distante da Manchester, a Salford, una delle cittadine più povere del distretto. Il complesso Chimney Pot Park è costituito da 349 villette divise in 18 blocchi paralleli, situate in prossimità della rete tramviaria, che rappresentano un’interessante alternativa al vivere in città. I lavori di recupero del sito, commissionati da Urban Splash e seguiti dallo Studio Shedkm Architects di Liverpool, iniziarono nel dicembre del 2004 e furono completati in 4 anni.

Ottimizzare gli spazi, senza aumentare il volume abitabile

Dove un tempo le facciate erano rovinate dai graffiti e le erbacce crescevano tra le crepe del cemento, oggi le tracce del lavoro degli architetti sono evidenti. Le facciate di mattoni sono state ripulite, i tetti rifatti e le pareti sul retro delle case dipinte di bianco. C’è una piacevole aria di nuovo, unita al gusto retrò dello stile Vittoriano.
Gli architetti sono riusciti a ottimizzare gli spazi, pur mantenendo la cubatura originale. I volumi infatti sono gli stessi, con unità che vanno da 62 a 100 metri quadrati.
La vera novità consiste nell’inversione della disposizione delle stanze, con la cucina e la zona giorno al primo piano e le stanze da letto al piano terra.
La zona notte risulta compatta, con camere non molto grandi, pensate per un utilizzo strettamente funzionale, non come spazi da vivere.
La zona giorno sfrutta un mezzanino ricavato dal sottotetto. Una soluzione unisce in un’unica ampia stanza la cucina e la zona pranzo, posizionando il living sul mezzanino, l’altra prevede un living più ampio e sfrutta il mezzanino per la cucina. L’uso della zona mansardata permette di creare ulteriore spazio abitabile, reale, oltre che percepito.
Dalla zona giorno le finestre vetrate si aprono su una terrazza/giardino, ricavata sul tetto, una vera e propria estensione della casa. Le terrazze sono comunicanti tra loro, ma divise da fioriere per garantire la privacy degli abitanti. Anche in questo caso gli spazi sono stati ottimizzati: un tempo le case avevano un piccolo giardino sul retro a piano terra, che è stato coperto e sfruttato per i garage. Sul tetto dei garage, al livello del primo piano, sono stati ricavati i nuovi giardini.
I camini sul tetto, tipici della vecchie case di mattoni, sono stati riproposti in una nuova versione: come condotti attraverso i quali far entrare luce in profondità nelle stanze e sono diventati elementi distintivi del complesso.

Camini di luce sui tetti

Il nuovo quartiere residenziale si chiama Chimney Pot Park, il Parco dei Camini di Luce.
L’errato orientamento degli edifici, specialmente nel caso di restauri o recuperi, è spesso la causa principale di una cattiva illuminazione naturale degli ambienti. Accade che parti del fabbricato siano completamente cieche o orientate a nord e per questo motivo la luce naturale deve essere sostituita o integrata con luce artificiale. Nel caso di Chimney Pot Park le unità immobiliari presentavano problemi di illuminamento proprio a causa dell’orientamento a nord di parte delle stanze.
Consapevoli di questo limite, ereditato dal fabbricato preesistente, i progettisti hanno deciso di sfruttare la luce zenitale creando questi captatori di luce naturale sulla copertura, per integrare la luce delle finestre verticali. Su tutte le falde orientate a nord sono quindi stati predisposti dei camini prefabbricati sui quali sono state installate finestre per tetti bassoemissive VELUX INTEGRA, in contropendenza rispetto alla linea d’inclinazione della falda. I nuovi abitanti sono soddisfatti: i progettisti sono stati in grado di interpretare lo stile loft pur mantenendo la tradizione inglese delle tipiche costruzioni in mattoni. Inoltre, il progetto ha anche una valenza sostenibile, in quanto sono stati recuperati spazi già costruiti, invece di occupare ulteriore terreno per nuove costruzioni.
I vantaggi principali dell’intervento sono:
• Presenza di luce naturale zenitale, grazie alle finestre per tetti posizionate sulla copertura;
• Presenza di ventilazione naturale, grazie all’effetto camino generato dalle finestre per tetti;
• Effetto scenografico all’interno del fabbricato. Una vera e propria cascata di luce illumina gli ambienti dall’alto.
Il risultato finale è particolarmente interessante anche dal punto di vista architettonico. Quello che per alcuni può essere considerato come un azzardo, si è trasformato in un vezzo stilistico caratterizzante, tanto da diventare il nome del quartiere.

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