Analisi dell'opera: complesso Reinberg

L’intervento si situa nei sobborghi meridionali della capitale austriaca. Il complesso occupa un lotto stretto e allungato, posizionato tra un alto edificio e una serie di edifici relativamente bassi. Il complesso è caratterizzato da una volumetria molto complessa, da un sistema di coperture a più livelli e di forme differenti. Questa complessità si riflette anche nei volumi e nelle facciate che alternano ampie vetrate, finestre, porte finestre ed elementi aggettanti.

L’intervento si situa nei sobborghi meridionali della capitale austriaca.
Il complesso occupa un lotto rettangolare molto stretto e allungato, posizionato tra un alto edificio e una serie di edifici relativamente di bassa elevazione. La forma è rettangolare, con il lato maggiore in direzione dominante Nord-Sud.
Il complesso è caratterizzato da una volumetria molto complessa, da un sistema di coperture a più livelli e di forme differenti (tetto piano a terrazza, tetto spiovente e tetto a semicerchio). Questa complessità si riflette anche nei volumi e nelle facciate che alternano ampie vetrate, finestre, porte finestre ed elementi aggettanti. Il tutto è reso più regolare ed armonico dalla ripetizione di un unico modulo, ripetizione rotta in corrispondenza dell’affaccio strada da un volume, connotato verticalmente, destinato ad uffici.
L’enfasi del progetto si porta tutta nel disegno e nella realizzazione di importanti serre, sorta di wintergarten (giardino d’inverno), magnificato in centro e focolare di ogni abitazione, aperto verso il sud e la luce naturale.
Gli accorgimenti ecologici e bioclimatici adottati nello sviluppo del progetto sono diversi. Si va dall’ottimizzazione del riscaldamento solare passivo, come nelle grandi serre, all’utilizzo di pannelli fotovoltaici e collettori solari installati sul tetto del blocco uffici per scaldare l’acqua, fino a un sistema di ventilazione e recupero del calore.

Riprogettazione della parte di edificio interessata dall'intervento

Concentrando l’attenzione sull’estremità dell’edificio orientata a Nord adibita a uffici risulta evidente, già dalla sezione, la distribuzione degli spazi.
Questa porzione di edificio si sviluppa su quattro piani fuori terra, i due piani inferiori prendono luce da tradizionali finestre posizionate in facciata, i due piani superiori (di cui uno soppalcato e mansardato) prendo luce da un’ampia vetrata orientata a Nord.
Questa soluzione si dimostra particolarmente efficace per tre motivi:

  • la grande vetrata permette di ottenere una luce uniforme e ben distribuita su entrambi i piani
  • l’orientamento a Nord minimizza fenomeni di abbagliamento e trasmette un comfort visivo adeguato a tutto l’ufficio (organizzato come open-space)
  • gli ambienti a doppia altezza favoriscono la circolazione naturale dell’aria e contribuiscono a migliorare il comfort estivo

La riprogettazione affronta il tema del cambio di destinazione d’uso della porzione di fabbricato che si contraddistingue per la grande vetrata orientata a nord. Le modifiche sono limitate agli ultimi due piani.
L’intervento ipotizza un cambiamento della distribuzione interna con la chiusura di alcune parti soppalcate e la realizzazione di ambienti chiusi (servizi igienici, camere, ripostigli) non previsti dal progetto originale.
Per aumentare la luce diretta nelle nuove stanze si è aperta una finestratura sulla parte a sud e sono stati inseriti due tunnel solari per aumentare la luce naturale, nel bagno e nell’ingresso, del piano sottostante.

Dopo l’intervento: luce naturale e ventilazione naturale

La nuova distribuzione interna ha richiesto una riprogettazione dell’illuminazione naturale.
L’eliminazione di parti di soppalco e la chiusura di alcuni spazi per la creazione dei bagni e dell’ingresso hanno creato zone d’ombra o totalmente buie.
L’ampia copertura orientata a Sud è stata quindi ripensata come un grande captatore di luce zenitale che grazie alle finestre e ai tunnel solari permette di raccogliere la luce e di portarla all’interno dell’ambiente sottotetto e al piano sottostante. Una parte della copertura viene comunque utilizzata per la produzione di energie rinnovabili ed in particolar modo di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento a pavimento.

Il cambio di destinazione d’uso e la conseguente ridistribuzione interna degli spazi hanno parzialmente ridotto l’efficacia della ventilazione naturale preesistente.
Le partizioni interne, oltre che la parziale chiusura del soppalco, creano ostacoli alla normale circolazione dell’aria e rendono meno efficace l’apertura e la chiusura delle finestre sulla facciata a Nord.
Anche da questo punto di vista le finestre posizionate sulla copertura svolgono un ruolo importante. Tali finestre, essendo orientate a Sud, ricevono irraggiamento solare diretto e creano zone di aria calda in prossimità della copertura.
Questo effetto è molto importante ai fini della ventilazione naturale in quanto aggiunge al normale effetto camino ( generato dalla semplice combinazione delle finestre in verticale e inclinate) un effetto di depressione (dovuto all’aria scaldata dal sole in prossimità delle finestre per tetti) che ne accentua l’efficacia.
Grazie all’inserimento di queste finestre si può ottenere un ricambio d’aria molto rapido e una conseguente riduzione dei costi di climatizzazione estiva.

Il progettista

George W. Reinberg
Nato a Vienna nel 1950, studia architettura all’Università Tecnica di Vienna e all’Università di Syracuse (NY, USA), laureandosi finalmente in Austria nel 1973. Dopo una breve carriera universitaria, inizia la professione nel 1980, distinguendosi da subito nella realizzazione di progetti di bioarchitettura.
Da sempre è attento alle migliori soluzioni ambientali, dalle più tradizionali alle più avanzate tecnologicamente.
In questo stralcio di intervista egli stesso riassume il suo pensiero a proposito: “Ritengo che l’architettura ecologica esista e che abbia un suo proprio linguaggio. La buona architettura, a mio avviso, deve essere un’immagine dell’evoluzione e delle dinamiche della tecnica, della società e dell’economia (…) Dal mio punto di vista non ci si può limitare a nascondere nell’architettura tradizionale tutti gli sviluppi e i ritrovati tecnologici (il tetto a tegole rosse fotovoltaiche, i collettori integrati in modo da scomparire alla vista, l’orientamento a sud non percepibile nelle struttura), ma l’architettura ecologica deve svilupparsi in modo da raccontare coi suoi volumi e le sue tecnologie le dinamiche tecniche, sociali, culturali.”
(dal sito http://www.reinberg.net)

AUTORE
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Università di Ferrara
All’interno dei Corsi integrati di Rilievo e Tecnica della Rappresentazione dell’Architettura della Facoltà ...
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