Analisi dell’opera: Casa Rudin in Francia

Un edificio francese viene idealmente spostato dalla Francia all’Italia, nei pressi di Roma e riprogettato tenendo conto delle diverse condizioni climatiche, in un’ottica di miglioramento dell’efficienza energetica.

Nel progetto di casa Rudin l’elemento di ispirazione è la casa nella sua forma tradizionale, un’immagine primordiale e sintetica, come in un disegno dell’infanzia.
Casa Rudin è un monolite di calcestruzzo che ricorda appunto una casa in senso classico; le pareti grezze ed estremamente massicce rimandano a un concetto primordiale di casa intesa come rifugio, protezione, dimora.
L’edificio evidenzia una coerente ricerca di unitarietà architettonica che si manifesta in un blocco giocato su masse pesanti, a dimostrazione di una tettonica semplificata e massiva.
Casa Rudin è fissata a terra, ma è sollevata rispetto al suolo, come una palafitta.
Sui lati corti dell’edificio si trovano ampi terrazzi, costituiti esclusivamente dalla soletta in calcestruzzo a sbalzo.
Sopra uno di questi terrazzi trova posto l’ingresso, che congiunge la casa con la terra.
La sospensione delle masse murarie induce un’idea di protezione e di privacy. La casa sembra prediligere un rapporto contemplativo e non diretto con l’ambiente circostante.
La riduzione minimalista operata da Herzog e de Meuron mostra, come spesso accade nei loro progetti, un uso dei particolari costruttivi estremamente sofisticato.
In casa Rudin il progetto riesce a risolvere con estrema eleganza e semplicità alcune problematiche legate al raccordo fra gli elementi della copertura, fortemente inclinati, secondo la tradizione locale e la muratura verticale.
La scelta della continuità tra elementi verticali e falde oblique rafforza l’immagine complessiva dell’edificio e le sue prestazioni tecnologiche. Il canale di raccolta e smaltimento delle acque piovane è nascosto nel getto di calcestruzzo.
L’interno della casa riflette la forte razionalità della composizione architettonica senza rinunciare a elementi di forte impatto visivo e spaziale, come la scala che sale all’ultimo livello dell’abitazione, ricavata in un ambiente a tutta altezza culminante con un lucernario posto al centro di una delle falde della copertura.

La parte dell'edificio interessata dall’intervento

L’ipotesi di riprogettazione valuta gli effetti del riposizionamento dell’edificio dalla Francia all’Italia, nei pressi di Roma.
Le diverse condizioni climatiche tra i due paesi costringono a riconsiderare il fabbricato dal punto di vista energetico e portano a valutare interventi correttivi utili al miglioramento dell’efficienza energetica, soprattutto estiva.
L’intervento ha interessato solamente la zona soppalcata, dove è stato possibile migliorare la ventilazione naturale estiva e sfruttare al meglio l’illuminazione naturale e il raffrescamento durante le ore notturne.
Nella foto in alto è indicata la parte dell’edificio interessata dall’intervento. Le due immagini a sinistra mostrano lo schema dei flussi convettivi interni. Le due immagini a destra sono relative all’analisi illuminotecnica.
Lo studio dei moti convettivi e l’analisi illuminotecnica permettono di individuare le aree di potenziale miglioramento energetico, miglioramento necessario e strettamente legato al riposizionamento geografico dell’edificio.

Gli interventi progettuali

Piccoli interventi progettuali consentono di ottenere ottimi risultati, grazie alla conformazione volumetrica dell’edificio.
Il vero elemento energetico è costituito dalla porzione di copertura che sovrasta il volume a doppia altezza.
Gli interventi principali previsti sono tre:

  • Protezione delle finestre verticali con schermi solari permanenti, per controllare l’irraggiamento solare estivo e ottenere il massimo guadagno solare invernale. Gli schermi sono disegnati come prolungamento della falda.
  • Apertura di due finestre per tetti nella zona soppalcata per aumentare il fattore di luce diurna dei locali, sia sopra che sotto il soppalco e attivare la ventilazione naturale.
  • Installazione sul tetto di collettori solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e integrazione dell’impianto di riscaldamento. I collettori hanno un’estetica ottimale e sono perfettamente integrati nel manto di copertura.

L’intervento sulla copertura è stato effettuato in maniera da non alterare la volumetria, né la morfologia dell’edificio. Le finestre in copertura erano già presenti nel progetto originale. Inoltre è stato sfruttato il favorevole orientamento a Sud.
Di seguito alcuni semplici interventi che permettono di ridurre notevolmente i costi di climatizzazione estiva, illuminazione artificiale e riscaldamento:

  • applicazione di schermi solari sulle finestre verticali orientate a Sud;
  • apertura di finestre per tetti e inserimento di collettori solari in copertura.

Dopo l’intervento: la luce naturale

Dal punto di vista illuminotecnico i risultati sono straordinari.
La finestra aperta sul volume a doppia altezza permette di far penetrare la luce in profondità sopra e sotto il soppalco.
Grazie all’inserimento di finestre per tetti il fattore di luce diurna medio supera il 5% (come consigliato dal CIE) e consente di ottenere una varietà di tonalità di colori e di chiaroscuri sorprendente.
I vantaggi portati dalla luce zenitale sono moltissimi: è una luce più intensa, illumina meglio ed è disponibile per un periodo maggiore all’interno della giornata.
La luce zenitale migliora il comfort visivo e il benessere psicofisico, oltre a permettere un notevole risparmio energetico, grazie a un minore uso dell’energia elettrica.
Considerando l’orientamento a Sud, le finestre sono state dotate di schermi solari a controllo dinamico in grado di controllare l’intensità luminosa e limitare l’abbagliamento quando necessario.

Dopo l’intervento: ventilazione naturale

Gli ambienti a doppia altezza d’estate possono diventare dei veri e proprie camini per la fuoriuscita del calore.
Il gradiente termico che si genera tra la parte più bassa e la parte più alta del volume è in grado di attivare moti convettivi interni e il ricambio naturale dell’aria.
Recenti ricerche hanno dimostrato quanto questo principio sia importante nei climi mediterranei.
Con la ventilazione naturale è possibile ridurre la temperatura interna di quasi 8° con un evidente risparmio sulla bolletta energetica per la climatizzazione estiva.
Ventilazione naturale non significa soltanto risparmio di energia, ma anche controllo dell’umidita e della salubrità dell’aria.
Nei climi mediterranei temperati non sono indispensabili costosi impianti di ventilazione forzata con recupero di calore, ma è sufficiente un’apertura controllata delle finestre in precisi orari e condizioni.

I progettisti

Lo studio Herzog & de Meuron Arkitekten, fondato nel 1978 a Basilea, è composto da Jacques Herzog, Pierre de Meuron, Harry Gugger e Christine Binswanger.
Herzog e de Meuron, soci fondatori, nascono a Basilea nel 1950 e si conoscono all’università dell’ETH di Zurigo.
Nel 1975 si laureano con una tesi urbanistica sulla città di Basilea unendo indissolubilmente la loro carriera professionale.
Harry Gugger nasce nel 1956 a Grezenbach (Svizzera). Studia alla Columbia University (N.Y., U.S.A) frequentando i corsi di Flora Ruchat e Tadao Ando e si laurea nel 1990 all’ETH di Zurigo. Sempre nel 1990 entra nello studio di Basilea e diventa assistente di Jacques Herzog alla Summer School di Karlsruhe (Germania). Nel 1991 si associa allo studio Herzog & de Meuron Arkitekten. Nel 1994 è visiting professor alla Hochschule für Architektur und Bauwesen (Germania).
Christine Binswanger nasce nel 1964 a Kreuzlingen (Svizzera). Studia all’ETH di Zurigo dove frequenta i corsi di Flora Ruchat e Hans Kollhoff e si laurea nel 1990. Nel 1991 collabora con Herzog & de Meuron al quali si associa nel 1994.
Nel 2001 Jacques Herzog e Pierre de Meuron vincono a pari merito il Pritzker Architecture Prize. La motivazione è molto interessante: Jacques Herzog e Pierre de Meuron lavorano con una complementarietà che non permette distinzione.
Tra i loro lavori più importanti figurano gli alloggi per gli studenti Antipodes I dell’Università di Borgogna a Digione, la Fabbrica e il deposito Ricola Europe a Mulhouse e una galleria per una collezione privata d’Arte contemporanea a Monaco.
Fra le loro ultime realizzazioni si contano alcune grandi strutture sportive quali lo Stadio St. Jakob-Park di Basilea.
Il loro progetto più importante è probabilmente il completamento della conversione della Bankside Power Station sulla riva sud del Tamigi in una nuova Galleria di Arte Moderna per il Tate Museum.
Herzog & de Meuron hanno realizzato progetti in Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Spagna, Giappone e, naturalmente, in Svizzera.
Negli Stati Uniti hanno progettando il museo De Young a San Francisco e un’estensione al Walker Art Center in Minneapolis. In Cina hanno realizzato il nuovo stadio olimpico di Pechino.
Nel 2007 hanno ricevuto a Londra la Royal Gold Medal, quale riconoscimento per il contributo all’architettura di tutto il mondo.
Attualmente Herzog e de Meuron sono visiting professor all’Harvard University Graduate School of Design e sono professori agli ETH Studios di Basilea.

AUTORE
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Università di Ferrara
All’interno dei Corsi integrati di Rilievo e Tecnica della Rappresentazione dell’Architettura della Facoltà ...
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Software per simulazioni energetiche che utilizza il motore di calcolo IDA ICE di EQUA Simulation AB.

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