La storia

Commissionato dal Club Alpino francese e progettato dallo Studio di architettura Groupe-H, il rifugio du Goûter è l’ultimo rifugio prima di arrivare sulla cima del Monte Bianco e si trova a 3835 metri d’altezza.

Il primo edificio costruito nello stesso luogo era una semplice costruzione in legno, risalente al 1854, sostituita poi da un edificio del 1960, a sua volta rimpiazzato da questa moderna, sostenibile e innovativa costruzione capace di accogliere fino a 120 persone.
L’edificio dalla forma ovoidale è stato concepito per inserirsi all’interno di un ambiente difficile, dove i venti possono raggiungere i 300 km/h.
La doppia sfida si è giocata sul piano tecnico e architettonico, ma anche su quello umano.
Sul piano tecnico, in quanto si è trattato di costruire un edficio con struttura in legno, leggero, ma allo stesso tempo resistente, su 4 piani, utilizzando efficacemente le più innovative tecnologie, in un contesto difficile; sul piano umano perché gli operai hanno lavorato all’interno di un cantiere fuori dall’ordinario, a 3835 metri di altezza, al limite di una vertiginosa falesia, in condizioni climatiche che hanno permesso di operare per non più di 5-6 mesi l’anno.

Un edificio sostenibile

Il nuovo rifugio è frutto di un rigoroso studio delle tecnologie e dei materiali.
La sua forma a uovo, rivestito esternamente con pannelli in acciaio inox, è stata concepita per sfidare le intemperie e i forti venti d’alta quota e per far convogliare la neve accumulata in un bacino di recupero.
Unico per la sua architettura e per la sua concezione, il nuovo rifugio ha l’ambizione di essere il più autonomo possibile dal punto di vista energetico e, incastonato come una pietra preziosa in un contesto mozzafiato, vuole rispettare al massimo i delicati equilibri della montagna e divenire un esempio di edificio montano sostenibile e a basso impatto ambientale.
L’innovazione sta soprattutto nel tentativo di ridurre l’impatto ambientale in tutte le fasi del progetto.
Per la prima volta per un’opera di questo tipo, si sono riuniti intorno allo stesso tavolo architetti, ingegneri, esperti ambientali e tutti i partecipanti alla realizzazione del rifugio, per condividere la stessa visione e realizzare un edificio salubre, dai bassi consumi e dalle emissioni ridotte.

Impatto ambientale

Ecco gli interventi realizzati per ridurre l’impatto ambientale: 
-  il rifugio ha una struttura in legno locale, ricavato dai boschi delle Alpi francesi (pino, larice e abete bianco), proveniente dalle vicine foreste di Saint Gervais
- grande attenzione è stata riservata all’uso dei materiali e dove possibile sono stati utilizzati materiali riciclabili
- i moduli sono stati prefabbricati a valle, per ridurre il numero di viaggi in elicottero del 30%
- sono state utilizzate a energie rinnovabili (solare, fotovoltaica, biomasse) e messe in opera tecnologie innovative (gestione dell’elettricità a distanza, cogenerazione, trattamento delle acque reflue, ecc.) che offrono soluzioni ecologiche e la maggiore autonomia possibile per quano riguarda l’elettricità, il riscaldamento e l’acqua. I collettori solari termici e fotovoltaici installati coèprono il 20% dei bisogni elettrici e le biomasse l’80% di quelli termici, il sistema di ventilazione forzata recupera oltre il 75% dell’energia termica dispersa nell’aria
- sono state utilizzate le più moderne tecniche di costruzione per gli edifici passivi: isolamento attraverso pannelli in fibra di legno riciclato, tripli vetri, ecc.
- è stato previsto un impianto per il recupero del 100% delle acque reflue
- sono state realizzate iniziative ed azioni pedagogiche con gli alunni delle scuole della zona, per diffondere la bontà dell’opera.

Finestre per tetti e luce naturale

VELUX ha partecipato alla costruzione del rifugio fornendo 55 finestre per tetti a risparmio energetico composte da triplo vetro isolante e da un ulteriore vetro esterno dello spessore di 8 mm. Le finestre sono state ideate appositamente per rispondere al clima estremo del Monte Bianco, caratterizzato da forti escursioni termiche, con punte di -28° C in inverno e venti che soffiano a 300 km/h. Il lavoro della squadra VELUX coinvolta nel progetto è stato scandito da tre fasi salienti: una prima installazione delle finestre prive di vetri sui moduli prefabbricati, un successivo trasporto in vetta delle vetrate per l’acclimatamento alla pressione atmosferica della quota e, infine, l’installazione delle stesse sui battenti. Per la forma particolare dell’edificio quest’ultimo lavoro è stato condotto su impalcature esterne, in bilico su uno strapiombo di 800 metri. L’inserimento delle finestre VELUX ha consentito al rifugio di godere di tutta la luce possibile e di risparmiare quindi ulteriormente sui consumi di energia elettrica.

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