I progettisti e l'uso del metodo Struttura/Rivestimento

Il recupero di un edificio storico di Parigi che ospita il Conservatorio della Musica. L’intervento utilizza il metodo S/R (Struttura Rivestimento) e prevede il sopralzo della copertura, permettendo di sfruttare un ampio volume precedentemente inutilizzato.

Dubosc e Landowski, maestri francesi della Costruzione Stratificata a Secco, hanno mostrato, in oltre 20 anni di attività, come i loro assunti teorici siano desunti da una reale pratica costruttiva e non da vaghe utopie.
Il loro approccio meccanico dell’architettura Struttura e Rivestimento (S/R) si è quasi sempre confrontato con opere ordinarie, case popolari, palestre, scuole o piccoli edifici culturali.
Dubosc e Landowski usano esclusivamente prodotti industrializzati reperibili sul mercato.
Il ricorso al pezzo unico è quasi assente e il processo di creazione, sia formale sia prestazionale, deriva da una sorta di palingenesi materica, continuamente differente a seconda del contesto e del programma progettuale, ma che sfrutta l’intelligente processo di mono-innovazione incrementale.
Dubosc e Landowski attualizzano e contraggono nel tempo l’atavico processo di costruzione vernacolare fatto di “trial and error”, conservano e verificano con accurati monitoraggi quelle soluzioni tecniche che hanno portato dei chiari risultati e, di volta in volta, aggiungono una sola innovazione ai singoli pacchetti che stanno applicando. In questo modo è verificabile e controllabile l’apporto dell’innovazione introdotta e quindi è possibile valutarne la potenzialità reale.

La costruzione stratificata a secco

Nei loro progetti la costruzione è volutamente didattica e in essa il meccanismo costruttivo è svelato in ogni bullone, in ogni saldatura, piastra di rinforzo, giunto, serramento, sino alla singola vite che è la reale sinapsi costruttiva dell’intero sistema stratificato a secco.
La “contabilità” degli elementi costruttivi e la loro smontabilità è prova tangibile e leggibile dell’architettura, ovvero il risultato di un’abile collazione di pannelli, rivestimenti, strutture portanti, sistemi di protezione dall’irraggiamento solare, finestre per tetti e via dicendo.
Nulla è mai High Tech ma Right Tech, poiché deriva dall’uso appropriato, dalle prestazioni che incontrano un risultato estetico, nel rispetto di un budget estremamente ridotto.
Ciò mostra come il paradigma S/R sia realizzabile nel mercato degli edifici ordinari, a budget contenuto e inoltre rivela l’impegno sociale di Dubosc e Landowski nel dare variazione plastica, spazialità, funzionalità e prestazione ad architetture ordinarie.
L’uso di tecnologie costruttive leggere, stratificate a secco, nel recupero edilizio e retrofit è senz’altro interessante. Le potenzialità e i vantaggi offerti da tali tecniche sono evidenti laddove sia necessario intervenire per la trasformazione di spazi esistenti, ottenendo elevati livelli prestazionali con pesi e spessori ridotti, senza gravare sulla struttura originaria.

L'intervento di recupero del Conservatorio della Musica di Parigi

Dubosc et Landowski, alla fine degli anni ’90 coronano la loro esperienza pluriennale sulla costruzione stratificata a secco attraverso un progetto di retrofit spaziale, energetico e architettonico di un edificio tutelato.
Si tratta del recupero dell’edificio storico del Conservatorio Superiore della Musica di Parigi.
Ospitato fin dal 1911 nell’antico palazzo della scuola gesuita di Sant’Ignazio in rue Madrid 14, il Conservatorio fu trasformato in seguito all’acquisto, da parte del Comune di Parigi dell’intero edificio.
L’acquisto fu pretesto di una radicale trasformazione dell’edificio, inizialmente concepito per una differente destinazione d’uso e considerato ormai inadeguato per la dimensione degli spazi e per le prestazioni acustiche.
Ai progettisti era stato chiesto di realizzare all’interno più ampi spazi e nuove sale da concerti, con il vincolo di preservare le facciate originali.
L’intervento di trasformazione ha riguardato prevalentemente il sottosuolo, dove è stata ricavata l’Aula Magna, unanimemente riconosciuta per l’ottima acustica e la copertura, oggetto espressivo dell’intervento in grado di dare slancio al progetto e di ospitare nuove sale, uffici e locali tecnici.
Alla base della struttura sono stati realizzati profondi scavi, in prossimità delle fondazioni, per creare due piani interrati all’interno dei quali sono stati collocati la sala concerti, in grado di contenere 400 posti a sedere e 100 postazioni per musicisti, oltre a sale per performance musicali particolari e impianti tecnici.
Per ottimizzare le prestazioni acustiche dell’ambiente è stato condotto uno studio specifico che ha determinato la particolare conformazione del contro-soffitto e la stratificazione delle pareti laterali, finite verso l’interno con pannelli in legno e lastre in gesso rivestito tinteggiate.
Al piano terra, attraverso la demolizione di pareti non portanti, è stata realizzata un’ampia Hall di ingresso, utilizzata anche per mostre ed esposizioni temporanee.

L'intervento sulla copertura e sul sottotetto

La copertura impostata sul filo di gronda dell’edificio esistente, evoca e reinterpreta le mansarde francesi. Al posto della copertura a doppia falda che ospitava il sottotetto sono stati realizzati due piani, grazie a una copertura carenata costituita da una multistratificazione a secco che termina con una lamiera grecata calandrata, sorretta da arcarecciature metalliche, a loro volta sorrette dalle travi primarie, realizzate con profili laminati d’acciaio.
La struttura a telaio originaria, costituita da travi e pilastri in conglomerato cementizio armato, è stata quasi integralmente conservata, tranne che in corrispondenza dell’ultimo piano, dove è stata sostituita dalla struttura metallica, capace di contenere i pesi e di non gravare eccessivamente sulle fondazioni esistenti.
La struttura curva di copertura è costituita da travi portanti principali con profilo HE calandrate, che si innestano mediante bullonatura in un cordolo posto in corrispondenza del filo di gronda del secondo piano. Su di esse sono fissati dei travetti metallici con funzione di irrigidimento e sostegno del pacchetto di copertura. Un ulteriore punto di ancoraggio dei costoloni metallici è rappresentato dal solaio tra il terzo e il quarto nuovo livello.
Il pacchetto di copertura è costituito da lamiera grecata in acciaio zincato, curvata e protetta esternamente da una fitta rete metallica che impedisce alla pioggia di battervi direttamente: così si attutisce il rumore e si migliorano le prestazioni acustiche dello spazio racchiuso dalla copertura curva.
Internamente, i nuovi ambienti sono rifiniti con un involucro di lastre di gesso rivestito su sotto struttura metallica; nell’intercapedine sono stati disposti un doppio strato di lana minerale per l’isolamento termoacustico (oltre 30 cm) e uno strato di barriera al vapore.
La conformazione della nuova copertura, che ottimizza il rapporto superficie/volume, ha permesso di utilizzare al meglio il sottotetto, con la creazione di un nuovo piano e di beneficiare della luce zenitale diffusa grazie all’impiego di finestre per tetti VELUX, sia nelle porzioni inclinate sia in quelle quasi verticali dell’attacco della scocca al cornicione.
L’illuminazione degli ambienti al di sotto della nuova volta è garantita proprio da queste finestrature, realizzate nella scocca curva mediante l’introduzione di “bilancini” metallici tubolari tra le costole metalliche. Tutte le strutture metalliche sono schiumate con poliuretano per evitare ponti termici.

Trasformare la città esistente

La leggerezza delle soluzioni adottate ha permesso di non alterare l’equilibrio statico della struttura esistente e di ottimizzare le sequenze operative in cantiere.
Il peso, le dimensioni ridotte degli elementi costruttivi e la logistica dei metodi costruttivi a secco, hanno consentito l’operatività in un’area confinata tra le mura del vecchio immobile, in pieno centro cittadino. La consegna dei componenti edilizi è stata programmata in base ai tempi di montaggio, in modo da ridurre le aree di stoccaggio.
L’edificio, a secoli di distanza, si inserisce benissimo nel modello tracciato da Mansart (da cui mansarda…), che mirava alla trasformazione della città su se stessa e alla sua densificazione. Tutte le coperture carenate di Parigi sono frutto della legge di Mansart e di una volontà politico-architettonica che cambiava tetti e sottotetti da spazi tecnici a spazi abitativi. Questa rivoluzione implicò la necessità di portare luce e ventilazione naturali anche a questi ambienti, prima non utilizzati. Dubosc e Landowski recuperano spazi persi della città riportandoli alla luce e introducendo, in volumi inutilizzati, l’arte della musica e del ballo.
Trasformare la città, tutelando il patrimonio passato e rendendolo contemporaneo e funzionale, è operazione di grande intelligenza: la città stessa è considerata un organismo vivente.
Il nuovo intervento di sopralzo (che nel punto apicale non supera il limite del tetto pre-esistente) si distingue dalle porzioni storiche, ma segue uno sviluppo logico, usa una sintassi corretta e materiali aggiornati e prestazionali.
A cosa sarebbe servito l’ennesimo palazzo storico ormai obsoleto, in parte abbandonato e non funzionante?
Committente: Comune di Parigi
Progetto e direzione lavori: Dubosc & Landowski Atelier d’Architecture et de Style

AUTORE
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Marco Imperadori
Ingegnere, PhD, Professore Associato presso il Politecnico di Milano, titolare della cattedra di ...
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