La storia: il recupero di vecchi edifici industriali

Illustrare deriva da lux e significa dare luce, materializzare un concetto con pochi segni. Questo è il mestiere affascinante di Guido Scarabottolo, proprietario di questo originale loft a Milano, recuperato da un edificio industriale abbandonato di fine ottocento. In realtà quello di illustratore non è l’unico mestiere che fa: è anche uno dei più famosi graphic designer italiani.

La luce è il tema che domina lo spazio dove questo artista vive e in parte lavora. Luce che si riverbera sulle solide mura di un edificio industriale di fine ottocento.
E’ bello pensare come questo volume, situato nel centro di Milano a ridosso dei Navigli, abbia già visto tre secoli e cambiato vita varie volte: prima convento, poi oratorio, quindi magazzino caseario, opificio industriale, tipografia e infine laboratorio per la realizzazione di pentole prima di diventare un luogo di abitazione e creazione artistica. Un po’ come se questa casa avesse avuto 7 vite.
Questo dimostra la vitalità delle città e il loro continuo cambiamento.
Se le città cambiano, quelle storiche lo possono fare dentro se stesse, modificando usi e funzioni. Grazie a questo processo dinamico continuano a vivere e si mantengono. Così memoria, forma costruita e funzione garantiscono la vita e il futuro della città, senza cancellarne il palinsesto storico, come avviene quando si demolisce e si ricostruisce.
Il progetto è estremamente interessante per due motivi:
- l’alto livello di prestazioni spaziali e tecniche raggiunte;
- l’attualità del tema del recupero di edifici ex industriali.
L’intervento si sviluppa secondo una sorta di pseudomorfosi interna in cui gli spazi costruiti si fondono nello stampo esistente in un modo che appare naturale e con un tocco minimalista di estrema eleganza formale. Nel volume esistente, dalle forme classiche dell’architettura lombarda ottocentesca con grandi murature portanti e una copertura in legno, si esprime una strategia progettuale e realizzativa chiara e proiettata alla definizione di un nuovo spazio contemporaneo ed espressivo.
Costruire sul costruito ci permette di risparmiare energia e materia che, con un processo di demolizione, verrebbero messe in gioco. Aggiungere strati ed elementi costruttivi leggeri e stratificati, oltre a nuovi serramenti, significa considerare l’edificio come un’entità attiva, su cui innestare materiali e impianti contemporanei, pensati e progettati per risolvere le attuali problematiche abitative.

Inerzia termica, uso dei materiali e luce

Il fatto che spesso gli edifici esistenti, come quello in oggetto, siano già dotati di inerzia termica, legata alla loro massa, permette di sfruttare tale caratteristica in termini bio-climatici, sia di accumulo di calore che per innescare ventilazioni interne trasversali, grazie anche alla presenza di finestre per tetti VELUX sia in copertura che nel wintergarten rivolto verso sud-ovest.
La massa degli elementi di chiusura garantisce l’inerzia termica sia in estate sia in inverno e una serie di radiatori evita le dispersioni termiche verso la zona del giardino d’inverno dove sono ubicate piante rigogliose.
Dietro un’immagine esterna tradizionale si nasconde un loft in cui lo spazio sembra dilatarsi e dove trovano posto numerose opere d’arte. Una specie di piccolo museo d’arte contemporanea. La rilettura contemporanea dei codici storici (l’utilizzo all’interno dell’acciaio a vista e del plywood riporta all’origine industriale del luogo) è intelligente, sia nelle strategie compositive che esecutive.
Una tecnologia raffinata, quasi invisibile e in totale simbiosi sia con chi la abita che con la materia costruita precedente.
La luce penetra lo spazio sia dalle ampie finestrature verticali, che sfruttano le grandi aperture presenti tipiche degli spazi industriali e si mischia, con intensità differenti, a quella che filtra dalle finestre per tetti VELUX inserite nella porzione inclinata della copertura. Il risultato è straordinario grazie anche allo svuotamento creato nella porzione sommitale del setto che divide la zona living dal giardino d’inverno. In queste posizioni Scarabottolo ha collocato decine delle sue celebri balene di legno che nuotano fra i raggi del sole, dando la sensazione di trovarsi in uno spazio unico e particolare, quasi marino, amplificato dal pavimento a doghe di legno di larice che sembra la tolda di una nave. Su esso poggia un tavolo realizzato con un pezzo unico ottenuto da una rotella di cedro del Libano in contrasto con il blocco cucina, tutto in acciaio brunito. Contrasti materici, elementi funzionali semplici e scultorei allo stesso tempo, contenuti in un volume ampio in cui dall’alto cala anche una scala metallica, appesa da tiranti, che conduce al sottotetto.

Lo spazio: le potenzialità dei sottotetti

Il vero lusso in questo edificio è lo spazio: gli edifici ex industriali offrono suggestioni spaziali notevoli e sembrano solo attendere che un bravo progettista le sfrutti.
La scala in acciaio, con piani in lamiera stirata, conduce al sottotetto, trasformato in un laboratorio artistico, dove come per meraviglia si mostrano le capriate storiche in legno in tutta la loro forza plastica. I puntoni, le saette e il monaco possono essere toccati con mano. Questo contatto, di solito impossibile visto che le travi sono nascoste o distanti, contribuisce ulteriormente alla sensazione di abitare in una nave, a contatto con alberi maestri, bompressi, boma lignei e di navigare ogni giorno stimolati dalla materia.
Sotto il faldale è stato ricavato un ampio open space, salvo due locali di servizio e un piccolo bagno, in cui Scarabottolo dipinge, lavora il legno, salda o acida metalli, stampa incisioni, disegna, legge. Anche in questo caso l’illuminazione proviene da finestre per tetti VELUX schermabili, in grado sia di portare luce, sia di ventilare gli spazi, anche a finestra chiusa.
Molti spazi come questo, privi di un valore storico monumentale e ormai in disuso, potrebbero modificarsi, crescere dentro se stessi, mediante nuovi rivestimenti superficiali e anche mutare in verticale sfruttando le potenzialità dei sottotetti.
Le città meravigliose del passato sono state sempre entità in divenire e lo stesso Leon Battista Alberti sosteneva che non vi fosse contraddizione tra conservazione e creazione architettonica perché i nuovi valori della città scaturivano proprio dalle sue trasformazioni.
Questa casa sintetizza come la luce naturale e l’arte, luce per la mente, trovino un perfetto equilibrio all’interno di uno spazio nuovo e confortevole dove l’architettura è visibile sia nella sintesi complessiva che nei singoli dettagli.
Progetto: Studio Arcoquattro Architettura

AUTORE
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Marco Imperadori
Ingegnere, PhD, Professore Associato presso il Politecnico di Milano, titolare della cattedra di ...
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