Il progetto Ecolego

Ecolego è articolato in due fasi: la prima fase prevedeva la costruzione di un padiglione di 1000 m2 destinato all’esposizione di oggetti di Green Design presso l’Expo di Shanghai tenutosi nel 2010. La seconda fase prevedeva lo smontaggio e il trasferimento delle stesse componenti, implementate e riassemblate sotto forma di edifici destinati a servizi primari, da inserire all’interno del centro residenziale New Town di Bazzano (AQ).

La scelta di sviluppare il progetto da inserire all’interno della New Town di Bazzano è stata dettata dalla personale esperienza dei progettisti, maturata durante un viaggio a L’Aquila, durante il quale hanno avuto la possibilità di vedere con i loro occhi quali fossero i problemi e i disagi per le persone che vivevano all’interno della realtà. Hanno così provato a immaginare una struttura che si ponesse al completo servizio degli abitanti. Nonostante i due progetti siano molto diversi condividono gli stessi principi di ecosostenibilità e di basso impatto ambientale, che si traducono in pratica in un utilizzo di materiali a bassa energia grigia e a un’elevata efficienza energetica in standard Zero Carbon.

Prima fase: il Green Design Pavilion in Shanghai

Il progetto si sviluppa attorno a un percorso espositivo su tre livelli e tre direzioni, dove i visitatori vengono condotti in una sorta di viaggio nel mondo del Green Design; l’interno dell’edificio è progettato intorno a questo flusso dinamico di persone. Il volume principale, contenente il percorso, è contaminato da altre forme contenenti servizi ed esposizioni tematiche. Ognuno di questi blocchi è rivestito con materiali differenti per evidenziarne anche dall’esterno la specifica funzione. Questi spazi costituiscono una variazione alla linearità del percorso principale e offrono agli utenti la possibilità di scegliere differenti tipi di esposizione e personalizzare la loro esperienza nel mondo del Green Design. Nel progetto del padiglione Green Design di Shanghai vengono approfondite le tematiche relative all’illuminazione, fondamentale per un ambiente espositivo, e quelle della gestione degli spazi e dei flussi di persone. Il padiglione si presenta come una struttura esteticamente semplice e pulita, costituita dall’intersecarsi di diversi volumi, a loro volta costituiti da differenti materiali quali vetro, legno, alluminio e plastica riciclata.
All’interno si passa da uno spazio open space al piano terra, molto permeabile sia alla vista, sia al passaggio, fino ai piani superiori, dove l’utente è condotto, attraverso sistemi di scale mobili e ascensori, all’interno del percorso espositivo disposto su 3 piani e nelle aree bar e relax, di cui il padiglione è provvisto. Ogni tipologia di esposizione è dotata di un diverso tipo di illuminazione naturale, ottenuto tramite l’utilizzo di differenti tipi di schermature: brise soleil, pannelli in alluminio forato e tende avvolgibili. L’utilizzo della luce naturale indiretta consente di illuminare gli oggetti esposti con una luce diffusa uniforme, ottimizzando la percezione degli oggetti esposti ed evitando allo stesso tempo l’abbagliamento del visitatore. Oltre all’uso della luce naturale, è stato previsto per le ore notturne un impianto illuminante con pannelli a LED che permettono di usufruire di luce diffusa anche di notte e all’esterno sono stati installati lampioni a LED. L’abbinamento di questi 2 tipi di illuminamento – notturno a led e diurno a luce diffusa – ha permesso un notevole risparmio energetico senza dover rinunciare ad al comfort visivo da parte dell’utente.

Seconda fase: ShopBridge in Bazzano – L’Aquila

Il gesto che esprime l’edificio è generato dal desiderio di connettere la vecchia città di Bazzano, per metà distrutta dal sisma del 2009, con la New Town, recentemente costruita per aiutare la popolazione sfollata. La struttura, oltre a connettere i due centri città, ospita negozi di prima necessità e spazi di aggregazione dove le persone possono socializzare e ritornare alla vita di tutti i giorni. Il progetto dello ShopBridge è molto sensibile alle tematiche urbanistiche, poiché va ad insediarsi all’interno di un contesto già costruito. La concezione del progetto parte dall’analisi di quelle che sono le problematiche principali di una zona edificata in seguito all’emergenza sfollati causata dal terremoto che ha sconvolto L’Aquila. La situazione attuale vede l’esistenza di una New Town, costituita da un quartiere completamente residenziale, privo di ogni servizio necessario alla vita delle persone che vi risiedono. La vecchia Bazzano semidistrutta, invece, è separata dal nuovo insediamento da una strada regionale a 4 corsie. Lo Shop Bridge è stato concepito quindi come un vero e proprio edificio-ponte che collega i due centri città e offre alla popolazione servizi primari e attività commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità. Collegare la nuova Bazzano al vecchio centro semidistrutto è importante anche per incentivarne la ricostruzione, senza la quale si rischia che l’intero nucleo venga lasciato andare in rovina. Mentre il padiglione di Shanghai è un edificio molto compatto, qui i volumi che compongono l’edificio sono stati disposti lungo un asse di sviluppo per creare anche qui un percorso di collegamento sia pedonale che ciclabile. Lo sviluppo longitudinale dell’edificio ha anche permesso di sviluppare degli spazi di aggregazione come la piazza che si crea a Sud della strada.

Ergotecnica e risparmio energetico

L’idea dello smontaggio e del successivo riassemblamento in una diversa conformazione ha condotto la progettazione dei pacchetti costruttivi verso un sistema modulare che discretizzasse le chiusure verticali e orizzontali in porzioni di peso e dimensioni facilmente smontabili e trasportabili. Tutte le componenti, infatti, sono state dimensionate in modo tale da poter essere imballate e trasportate all’interno di container da una location all’altra. Al fine di ottenere un edificio Zero Carbon, inizialmente sono stati effettuati studi sulla trasmittanza dei pacchetti costruttivi e in seguito sulle proiezioni dei consumi di entrambi i progetti, con una particolare attenzione alle differenze di clima e di orientamento. Foto8 In entrambe le conformazioni l’impianto di riscaldamento/raffrescamento è un impianto ad aria, che consente oltre che un controllo termico, anche un controllo igrometrico, alimentato da una pompa di calore geotermica e affiancato a un recuperatore di calore. E’ presente anche un impianto fotovoltaico di 360m2, sufficiente a produrre l’energia necessaria per alimentare la pompa di calore e l’impianto di illuminazione e, per quanto riguarda il padiglione espositivo di Shanghai, sufficiente anche ad alimentare le batterie di una serie di Segway pensati per girare all’interno dell’Expo. E’ stato pensato anche un sistema per il recupero dell’acqua piovana, che in entrambe i casi permette il riutilizzo dell’acqua per l’irrigazione del verde circostante l’edificio. L’utilizzo di queste componenti impiantistiche, unito allo studio dei pacchetti costruttivi, dei guadagni e delle dispersioni, ha consentito di ricondurre entrambe i progetti a uno standard Zero Carbon.

AUTORE
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Michela Avato, Maria Rosaria Durante, Alberto Sangiorgio

Laureati presso il Politecnico di Milano, corso di Progettazione e Innovazione Tecnologica tenuto ...
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