Obiettivo del progetto: lo spazio mutevole

Il progetto riguarda la ristrutturazione e l’ampliamento dell’ultimo piano di un elegante palazzo milanese dei primi del ‘900. Si tratta di un appartamento di 80 metri quadrati che diviene l’opportunità per investigare il concetto di spazio libero, unitario, all’interno di un contesto fortemente definito.

Oggigiorno il vero lusso è infatti lo spazio, la sua estensione, magari variabile a seconda del cambiamento di configurazione di elementi parietali scorrevoli all’interno, come avviene nell’estetica giapponese e nelle case shoji in cui lo spazio interno è continuamente mutevole a seconda del suo utilizzo.
Il progetto si sviluppa affrontando il tema della definizione del volume interno di un elemento edilizio, ricercando modalità di intervento finalizzate a recuperare una serie di ambienti esistenti e a sviluppare uno spazio ampio e fortemente identificabile, migliorandone le prestazioni energetiche. La scelta dei materiali, la loro composizione e la raffinata scelta di arredi e componenti per interni ci consegna un’estetica sobria e molto equilibrata, essenziale che ricorda quella di una nave a vela. Il pavimento in legno evoca proprio la tolda di un bastimento e la stessa propaggine a giardino all’esterno, con deck sempre di legno e pergola, sembra veleggiare sul cielo di Milano.

L'intervento: recupero, prestazioni energetiche e ricostruzione

Seguendo questi presupposti si è intervenuti innanzitutto con la rimozione delle murature interne esistenti e della soletta intermedia del sottotetto, ottenendo così uno spazio interno caratterizzato da una notevole altezza, di oltre 5 metri al colmo, e una piena visibilità della copertura.
Dal punto di vista energetico l’edificio sfrutta la notevole inerzia termica delle pareti in muratura portante pre esistenti. Per ciò che riguarda invece il tetto, di nuova realizzazione, si è operato attraverso una stratificazione a secco fatta di materassini isolanti e rivestita all’interno con lastre in cartongesso e barriera al vapore. Il tetto, costituito da una struttura a capriate con travi e tiranti in acciaio, è poi coibentato e ventilato, grazie all’uso di pannelli Isotec in poluiretano, sotto il manto di tegole esterne in modo da rispondere bene sia agli aspetti itermici invernali che estivi.
All’interno, è rifinito con un controsoffitto in gesso rivestito.

Divisione degli spazi: inserimento di un soppalco

All’interno del volume ottenuto sono stati definiti due spazi, uno principale al piano di ingresso e uno secondario posto al livello superiore, con un impalcato a secco in legno poggiante su travi metalliche e distaccato dalle pareti perimetrali. Si è così configurato uno schema semplice caratterizzato dalla presenza di un unico grande volume vuoto contenente un secondo elemento sospeso costituito dal soppalco.
La luce zenitale proveniente da finestre a tetto Velux in copertura sottolinea la nuova profondità spaziale dell’ambiente interno. Gli utenti possono così galleggiare all’interno del volume libero, a capanna, della concavità interna ed essere sempre in comunicazione visiva tra loro all’interno di uno spazio che continua a dilatarsi in orizzontale e in verticale.
La residenza si sviluppa funzionalmente su due livelli, il principale in cui gli ambienti interni sono definiti da arredi e pannelli scorrevoli, enfatizzando l’idea di uno spazio fluido, libero e plasmabile a seconda delle necessità, e quello secondario come zona di lavoro, relax o camera per gli ospiti.
I due livelli sono collegati tra loro attraverso una scala di cui si è messo in evidenza l’aggancio a terra con un basamento in calcestruzzo e la leggerezza dei gradini con una struttura scatolare metallica che si arrampica sino al livello del soppalco. I materiali utilizzati sono volutamente in contrasto: metallo e calcestruzzo (freddi e tecnologici) rispetto al legno, acero sbiancato o cedro aromatico (caldi e naturali) . Questa scelta crea un equilibrio zen generato proprio dall’accostamento fra opposti. La forma della scala è un chiaro omaggio a Luis Barragan ed è un tema molto caro ad Arcoquattro Architettura; il corrimano tubolare innestato nel blocco di cemento alla base conferisce unità scultorea alla composizione.

Unire, non dividere: la dilatazione degli spazi

La scelta progettuale di uno spazio loft, unitario e non parcellizzato risponde alla necessità di stimolare chi abita una casa attraverso lo spazio e la sua magia anziché dividere, come avviene quasi sempre, in celle i luoghi dove si vive. Come un grande ventre materno questa casa accoglie e protegge, diventa un microcosmo urbano, un luogo di pace dopo la frenetica vita della giornata lavorativa milanese. Ed è proprio nella dilatazione degli spazi, nel dislivello fra il piano e il soppalco, che l’esperienza di chi utilizza questo immobile diviene speciale e rilassante, catartica rispetto al mondo esterno; un po’ come se ci si tuffasse in un sogno domestico fatto di materiali, geometrie, luce zenitale, oggetti di design in grado di vibrare e accompagnarci con la loro presenza viva durante i momenti non lavorativi della nostra vita.
Il soppalco centrato nel volume non impedisce mai di cogliere l’unità dello stesso ed è come una sorta di tappeto volante su cui recarsi a lavorare, leggere, oppure su cui ospitare visite grazie ad un divano letto inserito dell’arredo. Tutto è disegnato su misura, ad hoc, quasi fosse un lavoro di alta sartoria.

Risultato finale: un edificio equilibrato

Nulla è a catalogo bensì nasce dal dialogo tra i progettisti, i clienti e le geometrie dell’edificio esistente. Gli arredi, di notevole eleganza, sono eterogenei e, così come gli oggetti disposti all’interno e le ampie librerie che scolpiscono le pareti, raccontano la storia, il vissuto dei proprietari. La casa è così il frutto di un ulteriore equilibrio, quello tra i progettisti (con il loro disegno) e i clienti (con i propri arredi e gli oggetti che sono memoria di una vita).
Spesso case disegnate e arredate divengono anonime e disumanizzanti, frutto di un’azione solipsistica. Il percorso di Arcoquattro Architettura è invece diverso, molto più raffinato e attento, sempre in grado di conciliare la propria volontà plastico espressiva con le volontà del cliente, il proprio vissuto e la memoria dei propri oggetti, componenti o arredi.
L’abbinamento di elementi high-tech con oggetti di design e manufatti vintage riesce infatti a definire un’interessante ambientazione che ben rispecchia alcuni aspetti del life style contemporaneo, un interessante mix tra imposizioni del contemporaneo e nostalgia della tradizione.
Il lavoro di Casalini, Boffino e Nolesini può essere sintetizzato con la frase di un grande amante della capitale lombarda come era Stendhal: “…far costruire una bella casa è ciò che a Milano conferisce la vera nobiltà”.
Progetto: Arcoquattro Architettura (Massimo Boffino, Max Casalini, Franck Nolesini)
Foto: Cristina Fiorentini

AUTORE
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Marco Imperadori
Ingegnere, PhD, Professore Associato presso il Politecnico di Milano, titolare della cattedra di ...
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